«Senza cellulare si guardano»
Nel rifugio di Oulx con i liceali per il progetto “Disconnettiamoci”. Dal Corriere di Chieri
Dimenticarsi il telefonino, i social e Chat GPT per due giorni. Per parlare ci sono i compagni. Da guardare non c’è uno schermo, ma ci sono il paesaggio, la montagna, la natura. È “Disconnettiamoci” l’esperienza che hanno vissuto un centinaio di studenti del liceo Monti al Rifugio Guido Rey, che si trova a Oulx, in Val di Susa, a 1761 metri. A proporla è stato un ex allievo del liceo chierese, Pierre Vezzoli, originario di Pecetto, che oggi ha 38 anni e gestisce il rifugio.
«Mi ha molto colpito il progetto ideato dalle guide del Total Team Valsusa di Sauze d’Oulx, nato nel 2023 con l’obiettivo di contrastare l’uso eccessivo e continuativo dello smartphone tra bambini, adolescenti e adulti. Così ho deciso di proporlo al mio vecchio liceo, che ha sposato più di altre scuole l’idea, con entusiasmo – spiega Vezzoli, diplomato allo scientifico nel 2007 – Sono state 6 le classi che sono venute a trovarci a maggio, tra scientifico e scienze umane: da ex allievo, per me è stato un onore accogliere questi ragazzi e far riscoprire loro il valore della natura, della condivisione e l’educazione alla montagna».
Ma tutti sentivano il bisogno di “disconnettersi”? «Tutti si sono messi in gioco, uscendo dalla propria “comfort zone” – spiega Laura Baffa, docente di lettere, greco e latino nonché responsabile del progetto “Lavagne di carta” del Monti – È stata un’occasione preziosa per conoscersi e imparare a ritagliarsi uno spazio di tempo lento e rigenerante».
Durante il soggiorno, studenti e professori, rinunciano completamente al telefono. Il che non significa lasciarlo semplicemente nello zaino: i partecipanti vengono infatti chiamati a sperimentare un vero cambio di ritmo: camminare, osservare, ascoltare, parlare, giocare, collaborare e riscoprire il valore del tempo condiviso.
«Per riuscirci coinvolgiamo anche i professori in modo tale da rompere lo schema professore-allievo – spiega Luca Abbondi, guida escursionistica ambientale della Regione che fa parte del Total Team Valsusa – Anche a loro proponiamo una scelta semplice, ma rivoluzionaria: spegnere il telefono per riaccendere il contatto con sé stessi e con gli altri».
Baffa conferma: «Anche io ho lasciato il mio telefonino insieme a quello dei ragazzi: mi sembrava un ottimo punto di partenza trovarsi nelle stesse condizioni, andando al di là del proprio ruolo, godendosi a pieno l’esperienza». Un tuffo nel passato: «A partire dagli scatti fatti con le macchinette fotografiche e non più con la telecamera dello smartphone».
Guide e gestore puntano sul dialogo fin dall’accoglienza: «Li rassicuriamo che tutto ciò che verrà detto rimarrà nel gruppo e li invitiamo a raccontarsi a parole, dal vivo, senza il filtro di uno schermo o di un profilo social – racconta Abbondi – Quindi proponiamo loro camminate, dove sottolineiamo l’importanza del dialogo con i passanti, anche per questioni di sicurezza, per avere informazioni sul percorso».
Nessuno vi chiede di ridar loro il telefonino, solo per leggere i messaggi su WhatsApp? «La maggior parte dei ragazzi è così impegnata che non patisce l’assenza del telefono: anche la sera sono impegnati in escursioni con lezioni sull’inquinamento luminoso, giochi di società e attività di gruppo». E aggiunge: «Qui vediamo i ragazzi che tengono la testa alta per guardarsi negli occhi e non solo chinata su un piccolo schermo».
Lo conferma Camilla Buttiglieri una dei “disconnessi” della 3ªB Scienze umane: «È stata un’esperienza importante per la mia classe. Siamo riusciti a unirci davvero raccontandoci cose di cui non avevamo mai parlato».
È però servito uno sforzo: «All’inizio c’è un po’ pesato restare senza telefono, poi è stato molto naturale. Abbiamo iniziato a parlare e a legare tutti insieme e il tempo è volato».
Le guide escursionistiche ambientali hanno accompagnato i liceali chieresi alla riscoperta di luoghi, tradizioni, valori e attività perdute. «Grazie alla collaborazione con l’Associazione Château Beaulard li abbiamo portati anche Museo della scuola, al vecchio forno e alla casermetta dei pompieri e alla chiesa restaurata di San Bartolomeo di Oulx – spiegano Abbondi e il collega Ezio Ujetto – Un’occasione per conoscere da vicino la memoria e le tradizioni della comunità locale».
Con “Disconnettiamoci” i liceali hanno riscoperto che il silenzio, la fatica di un sentiero, una conversazione senza schermi e una serata in rifugio possono diventare occasioni preziose di crescita personale e di gruppo. «Non demonizziamo la tecnologia, ma insegniamo a rimetterla al suo posto».
Obiettivo raggiunto? «Sì – assicura la professoressa Baffa – Abbiamo anche pensato di prolungare la durata dell’attività».
DISCONNETTIAMOCI IL PROGETTO DELLE GUIDE VALDISUSA RIVOLTO AI GIOVANI Quando spegnere il telefono diventa un’esperienza educativa
Due giorni senza smartphone, senza notifiche e senza social network. Per riscoprire qualcosa che spesso rischia di andare perduto: il dialogo, il confronto diretto, la capacità di conoscersi davvero. È questa la filosofia di “Disconnettiamoci”, il progetto nato nel marzo 2023 da un’idea delle Guide ValdiSusa dell’associazione Total Team Valsusa di Sauze d’Oulx, che punta a promuovere un uso più consapevole della tecnologia attraverso esperienze immersive nella natura. Il team è composto da Luca Abbondi, Ezio Ujetto, Paolo Brunatto, Marco Bertaglia e Luca Mandalici, Guide Escursionistiche Ambientali della Regione Piemonte.
L’iniziativa, che nell’anno scolastico appena concluso ha coinvolto otto classi del Liceo Augusto Monti di Chieri e in quello precedente il Des Ambrois di Oulx, propone un soggiorno di due giorni in rifugio durante il quale gli studenti rinunciano al cellulare. “Un’esperienza – spiega Abbono – che non vuole demonizzare la tecnologia ma insegnare a utilizzarla in modo equilibrato. Siamo contrari ai divieti assoluti. Lo smartphone è uno strumento utile che può offrire anche importanti opportunità formative, pensiamo alle applicazioni naturalistiche che permettono di riconoscere specie vegetali e animali o di approfondire temi ambientali. Il nostro obiettivo è educare a un uso consapevole, non eliminarlo”.
I risultati, raccontano Abbono e Ujetto, sono spesso sorprendenti. “Ci accorgiamo che molti ragazzi, dopo poche ore insieme, scoprono aspetti dei propri compagni che non conoscevano. Hanno voglia di raccontarsi e di tirare fuori interessi, emozioni e idee che normalmente rimangono nascoste dietro uno schermo”.
Le giornate sono scandite da escursioni, attività di educazione ambientale, giochi di gruppo, cacce al tesoro e momenti di team building pensati per favorire la partecipazione e la condivisione. “Cerchiamo di creare un clima nel quale i ragazzi si sentano liberi di esprimersi. Il primo giorno sono spesso stanchi e un po’ diffidenti, poi prendono confidenza e si aprono. Naturalmente ogni classe è diversa, alcune sono più semplici da coinvolgere, altre richiedono più tempo, ma il bilancio è sempre molto positivo”.
Il progetto è parallelamente legato alla valorizzazione del territorio valsusino. Tre i rifugi coinvolti al momento, tutti raggiungibili con i mezzi di trasporto pubblici e un po’ di camminata: il Guido Rey di Oulx, il Fontana di Thures a Cesana Torinese e il Re Magi in Valle Stretta.
L’esperienza non si limita però all’ambiente naturale. Attenzione viene dedicata anche alla storia e alle tradizioni locali. Grazie alla collaborazione con l’Associazione Château Beaulard, gli studenti visitano il museo della scuola, il vecchio forno comunitario, la casermetta dei pompieri e la chiesa restaurata di San Bartolomeo. Qui incontrano anche una delle ultime persone che da bambina frequentò la scuola della borgata e che oggi racconta ai giovani come si viveva in montagna un tempo.
Anche il Rifugio Fontana di Thures offre importanti occasioni di approfondimento storico e culturale: nelle vicinanze è possibile conoscere il forno comunitario del paese e visitare uno dei luoghi simbolo della Resistenza. “Vogliamo riportare l’attenzione sulle nostre tradizioni e sulla storia delle comunità alpine perché la montagna non è soltanto natura, ma anche cultura e memoria”.
Il progetto continua a crescere. Sono già arrivate richieste anche da parte delle scuole medie e gli organizzatori stanno valutando nuove formule e nuove strutture, comprese alcune case alpine parrocchiali situate a quote più basse, per poter proporre l’esperienza in diversi periodi dell’anno. Tra gli obiettivi futuri c’è anche la registrazione del marchio “Disconnettiamoci”. “I danni all’ambiente li abbiamo fatti noi adulti – concludono le guide – Alle nuove generazioni spetta il compito di costruire gli argini e immaginare un futuro diverso. Per farlo, però, serve conoscere e amare il territorio in cui si vive”.
Un’iniziativa che ha trovato da subito il favore dei rifugisti coinvolti, tra cui Pierre Vezzoli del Rey, peraltro ex allievo del liceo Monti: “È un onore accogliere i ragazzi per far loro riscoprire il valore della natura, della montagna e della condivisione, lo ritengo un valido progetto – dice Vezzoli, che incontra all’inizio i giovani fornendo qualche regola del buon vivere comune – Per me inoltre rappresenta un’attività un po’ diversa dal solito, che va ben oltre la preparazione di un buon piatto per gli escursionisti. Quindi ben venga questo progetto”.